
Béla Tarr — 1994 — Ungheria — Bianco e nero
Sátántangó è l'opera in cui Tarr porta alle estreme conseguenze il proprio linguaggio. Sette ore e mezza divise in dodici capitoli che riprendono la struttura del tango, sei passi avanti e sei indietro, per raccontare una comunità intera che si muove sempre senza mai arrivare in nessun luogo.
In un villaggio agricolo ungherese ridotto in rovina dopo il fallimento di una cooperativa, gli abitanti attendono il ritorno di un uomo creduto morto che promette loro una nuova vita, mentre il loro destino si consuma in una lunga notte di inganni, alcol e disperazione.
Adattamento del romanzo omonimo di László Krasznahorkai, Sátántangó è considerato uno dei vertici assoluti dello slow cinema e ha influenzato direttamente generazioni successive di cineasti, da Gus Van Sant ad Apichatpong Weerasethakul, diventando un punto di riferimento per il cinema di durata estrema.