
Vittorio De Sica — 1952 — Italia — Bianco e nero
De Sica chiude la sua trilogia neorealista con il ritratto più spoglio. Un uomo solo, un cane e una città che non ha più alcun ruolo da offrirgli.
Un anziano pensionato romano, accompagnato solo dal suo cane, lotta ogni giorno contro la povertà e la minaccia di uno sfratto, mentre la città intorno a lui sembra non avere più posto per chi non produce più nulla.
Considerato da De Sica stesso il suo film più personale, ha esteso lo sguardo neorealista dall'infanzia alla vecchiaia, ampliando il catalogo degli invisibili della società italiana.
Osserva il rapporto tra Umberto e il suo cane Flike. È l'unica relazione del film priva di calcolo, ed è anche per questo la più difficile da guardare nei suoi momenti di crisi.