
Luchino Visconti — 1957 — Italia/Francia — Bianco e nero
Visconti porta Dostoevskij in una Livorno ricostruita in studio, sospesa tra realtà e fiaba. È il suo film più intimo e più fragile, una parentesi di sogno dentro un'opera fatta di storia e di grandi affreschi.
In una città di porto avvolta dalla nebbia, un impiegato solitario incontra di notte una ragazza che aspetta su un ponte il ritorno dell'uomo che ama. Per qualche sera i due si raccontano e si avvicinano.
Leone d'argento a Venezia, segna l'allontanamento di Visconti dal neorealismo verso un cinema apertamente teatrale e artificiale. La scenografia di Mario Chiari, tutta costruita a Cinecittà, è rimasta un modello di città immaginaria.
Osserva la scena del ballo nel locale, quando Mario si scatena sulle note di un rock and roll. È l'unico momento in cui il sogno sembra diventare vita.