Italia
Aristocratico e marxista, ha filmato il tramonto delle classi dominanti con uno sguardo insieme operistico e storico-materialista, sempre attento al peso del tempo sui corpi e sulle cose.
Questa non è la filmografia completa di Luchino Visconti. È una selezione personale dei suoi film.
Luchino Visconti — 1957 — Italia/Francia — Bianco e nero
Visconti porta Dostoevskij in una Livorno ricostruita in studio, sospesa tra realtà e fiaba. È il suo film più intimo e più fragile, una parentesi di sogno dentro un'opera fatta di storia e di grandi affreschi.
In una città di porto avvolta dalla nebbia, un impiegato solitario incontra di notte una ragazza che aspetta su un ponte il ritorno dell'uomo che ama. Per qualche sera i due si raccontano e si avvicinano.
Luchino Visconti — 1960 — Italia/Francia — Bianco e nero
Visconti costruisce una tragedia familiare dalla forza quasi operistica, divisa in capitoli dedicati ai fratelli. È il film in cui il neorealismo incontra il melodramma e il romanzo ottocentesco, in una Milano grigia e indifferente.
Una vedova lucana arriva a Milano con quattro dei suoi figli per raggiungere il primogenito. Nella grande città del boom ognuno dei fratelli cerca la propria strada, mentre i legami familiari vengono messi a dura prova.
Luchino Visconti — 1963 — Italia/Francia — A colori
Visconti trasforma il romanzo di Lampedusa in un affresco storico e insieme intimo, in cui la decadenza di un'aristocrazia non è raccontata con nostalgia ma con la consapevolezza lucida di chi sa che il proprio tempo è già finito.
Nella Sicilia sconvolta dallo sbarco di Garibaldi, un principe assiste con lucida malinconia al tramonto della propria classe e all'ascesa di una nuova borghesia opportunista.