
Ingmar Bergman — 1961 — Svezia — Bianco e nero
Bergman costruisce il film attorno a quattro personaggi e a poche ore di tempo narrativo, lasciando che la crisi della protagonista si manifesti attraverso piccoli gesti quotidiani prima di esplodere apertamente. La fede, la malattia mentale e il rapporto tra arte e vita si intrecciano senza che il film prenda mai una posizione netta.
Una giovane donna appena uscita da una clinica psichiatrica trascorre l'estate su un'isola con il padre, il marito e il fratello, mentre la sua percezione della realtà comincia a scivolare verso il misticismo religioso.
Vinse l'Oscar al miglior film straniero nel 1962 e aprì una fase della filmografia di Bergman segnata da un confronto diretto con il silenzio di Dio, tema che avrebbe attraversato i suoi film successivi.
Presta attenzione alla soffitta della casa di famiglia, dove la protagonista si ritira sempre più spesso. Quello spazio si trasforma progressivamente da rifugio a luogo di rivelazione, man mano che la sua visione del mondo cambia.